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INTRODUZIONE

 

Chi ha pensato o scritto quello che leggerete è il Lupo, il predatore in cima alla catena verbale, l’ultimo leggendario ideovoro.

 

La sua natura lo porta ad affascinare le persone senza inquietarle, senza farle soffrire, senza essere visto e anzi dando loro a piene mani l’impressione di essere finalmente davanti a una via d’uscita, a un’occasione insperata di felicità.

 

Il Lupo capisce le persone senza amarle; si avvicina, recita l’attenzione e la cura, si immedesima nelle frasi che ascolta e le sa proseguire improvvisando, consolando, fantasticando, seducendo. Si inserisce nelle narrazioni altrui come un attore nascosto nelle loro povere recite.

 

Viene accolto in casa, a tavola, nel letto e lui, pur attento a restarne fuori, entra dappertutto.

Anche se è la palude di una ragazza zittita o sono i prati grigi di un uomo che rallenta il passo o la galleria infinita dentro cui si perde un ragazzo dimenticato o anche se sono i lampi rossi di chi ha un coltello tra le idee, quel dappertutto non è mai un luogo vuoto: il Lupo deve farsi spazio. Per questo, induce la coincidenza, la suggestione e la somiglianza; per questo nei discorsi inietta le alternative che svuotano (e non quelle che arricchiscono), i dubbi che paralizzano (non quelli che articolano) e le spiegazioni che rassicurano (e non quelle che portano conoscenza).

Usando queste pienezze per creare il vuoto, la bestia crea un bisogno nuovo, ritagliato su se stesso, aumentato ad arte e di cui – poco a poco, come da dietro una tenda spostata dal vento – lui appare come l’unica soluzione pensabile.

È presente, assiduo, gentile, comprensivo, di poche intense parole. È il parassita che si nutre di crolli e per questo li alimenta negli altri, rendendoli più umani e attenuando con la fantasia quell’ansia che ogni incertezza porta con sé: mentre divora, il Lupo mostra alle sue vittime panorami meravigliosi, rilassanti e a portata di mano. Mentre uccide, canta la ninna nanna, offre l’ultimo sogno, racconta l’ultima storia non sua.

 

Le scene in cui finge di vivere coincidono con la sua vita: altrove, non ha nessuno ad aspettarlo. Anche quando (o se) torna a casa, torna in un rifugio dove recita la parte più facile, dove può rilassarsi senza cambiare, dove il copione non ha nemmeno bisogno di essere scritto, perché chi condivide con lui il rifugio è ormai sedotto, legato alla sua stessa prigione come un cane alla catena, come un cucciolo alla tana.

 

E al Lupo non importa né di cuccioli né di tane.

 

 

 

 

511 il Guerra

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519 il Nazionalista - III

Libro delle Tavole

Dopo un lungo lavoro, ho aggiunto nella pagina degli ebook il Libro delle Tavole per il Taccuino del dott. Perrò; testi e immagini legati al Ghiaia e ad altre bestie simili.

A. Pedrazzini - Taccuino Perrò - 07 - 2016

969 il Ritaglio

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Il complicato del mondo semplice - tav 12 . 2015