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Archive for giugno 2012

Il nero non è un colore. E’ molto meglio.

E’ l’intelligenza della visione chiara e distinta che, a furia di crescere in complessità e di perdere parte del controllo iniziale, accetta di annebbiarsi nell’emozione, di  farsi guidare dalla nebbia traslucida di una nuova comprensione, fatta di imprevedibili significati ed inedite esplorazioni.

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202 il Doppione

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600 il Mostro

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Se nel “De Bestiarum Naturis” cerco di fare delle inquadrature che somiglino a quelle usate nelle incisioni scientifiche del XVIII e XIX secolo, in Ulimità ho usato la pagina bianca (e doppia) del quaderno come uno spazio insufficiente, che non riesce a contenere e trattenere dentro di sè la linea e la composizione degli oggetti. Inquadratura centripeta e “illustrante” nel Bestiario (con molte variazioni/eccezioni, ovviamente); inquadratura centrifuga o policentrica in “Ultimità” (e nei disegni del 2011/2012).

Se in quella centripeta, l’equilibrio si crea programmaticamente, fin da subito, nell’inquadratura centripeta si forma lentamente, e la si legge dopo il disegno.

L’inquadratura, allora, non è lo spazio che contiene “per sempre” il disegno ma uno spazio il cui orientamento (casuale o meno) riesce a contenere gli oggetti visivi solo parzialmente e provvisoriamente. Ciò vale anche per le inquadrature centripete o ortogonali, che si frammentano in mille finestre, in coesistenze di diversi punti divista e di diversi sistemi di rappresentazione dello spazio.

Gli oggetti nell’inquadratura policentrica navigano nello spazio come una cellula naviga in un liquido e creano/subiscono numerose forze gravitazionali, onde dinamiche che li de/formano. Gli oggetti si aggregano e si allontanano, spinti da una specie di vento visivo che attraversa gli occhi.

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Dopo tutti questi anni ( e queste pause), il tratteggio è diventato velocissimo e preciso. Senza alcuno sforzo, la penna resta nei margini (se lo voglio) o li supera, crea ordine o (se lo voglio) crea caos.

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