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Archive for marzo 2013

170 il Moscerino

170 il Moscerino

170. il Moscerino

Il Moscerino non esiste.

È un insetto così essenzialmente plurale che, se si trovasse isolato dagli altri, sparirebbe nel nulla.

È insomma l’insetto sociale per eccellenza, tanto  che – dal punto di vista comportamentale – non se ne può parlare che in termini collettivi e probabilistici. Riporto qui le frasi (inedite) che il prof. Thothenam disse alla conferenza “Six legs and Endless forms” (Londra, 14 – 18 giugno 2006): “Le normali leggi del comportamento animale non hanno senso quando si parla del Moscerino. In altre parole, poiché il movimento e la velocità di ogni individuo nella nuvola sono casuali, è impossibile prevederne la posizione nel tempo di questo o quel Moscerino, inducendo così lo studioso a parlarne solamente in termini di gruppo o più propriamente di Nuvola composta non da individui ma da parti di essa, esattamente come le nuvole sono composte da gocce d’acqua.”

Per questo, il Moscerino è stato spesso considerato una veritiera figura dell’uomo.

Per un altro verso, invece, nessun animale è così individualizzato come questo dittero: non esistono due moscerini uguali, ammesso che si abbiano gli strumenti ottici necessari per poterlo vedere da vicino (per esempio, un microscopio elettronico cinetico  -MEC, o microscopio da rincorsa – o una telecamera HD a puntamento dinamico intelligente). Anche per questo aspetto, secondo molti autori è figura dell’uomo.

Il Moscerino (o Moschino dei giardini) dunque è assolutamente plurale e solo in un secondo momento è assolutamente singolare. Già nel IX sec. Beckham da Origgio, prosecutore illustre del Fisiologo, aveva compreso la doppia natura di questo insetto quando scrive:” Il Moschino sono due o mille e mai uno, eppure ogni due o ogni mille o ogni milione è composto da diversi; il saggio non può desciverlo una volta per tutte perché ogni moschino è eccezione ad ogni altro.”

Bella la definizione, più recente, ad opera di Omuro Kasamoto:”il Moscerino è una nube biologica”.1

Da tre decenni circa – dopo gli studi iniziati da Prygogine, Morin e altri giganti del pensiero contemporaneo –  il Moscerino-massa viene studiato dalla scienza delle strutture dinamiche adattive complesse2, da quella dei flussi caotici e dalla teoria delle catastrofi sistemiche; scienze che ci spiegano i movimenti dello sciame ditterico come Gestalt in crisi, cioè come oggetto complesso interagente con se stesso e in perenne adattamento a sé, anche passando attraverso fasi ad alto impiego di energia.

In altre parole, il moscerino plurale costituisce una Bio-Cloud, cioè un sistema aperto/chiuso che modifica ad ogni istante le proprie dimensioni; così facendo, provoca in se stesso catastrofi morfologiche e funzionali che, alimentando e insieme combattendo la propria dinamica entropica, ne determinano l’evoluzione in modo altamente imprevedibile.

Insomma siamo in presenza di ciò che c’è di più simile, tra i viventi, al caos o alla fisica quantistica.

Il Moscerino-individuo, in un modo solo apparentemente opposto, può essere invece studiato soltanto come oggetto non-legiferato o non generalizzabile: ogni individuo va considerato come irriducibile eccezione a se stesso, come insieme di se stesso e solo di se stesso (insieme autoreferenziale). Come contenuto A e contenente di A.

Risulta allora evidente che è l’oggetto ideale di studio di una scienza come la Patafisica, che è la scienza delle singolarità o delle eccezioni.

Scrive infatti E. Baj: ”La Patafisica è la scienza che si occupa dell’immaginario e delle eccezioni. Immaginazione è sinonimo di essere: Imagino ergo sum.(…) La Patafisica è detta anche la scienza delle soluzioni immaginarie”.3 Aggiunge più avanti lo stesso autore: “La Patafisica è la scienza del particolare e delle leggi che governano le eccezioni (De minimis curat Pataphysica). (…) Un ritorno al particolare mostra che ogni accadimento determina una legge particolare. La Patafisica unisce ogni cosa e ogni fatto non a una generalità ma alla singolarità che ne fa un’eccezione.”4 Insomma, se la scienza è alla continua ricerca di leggi più semplici e più generali, la Patafisica accetta e gestisce la complessità infinita delle forme che sono, tutte, eccezione radicale all’altro da sé. Nemmeno le mutazioni formali dello stesso individuo sono da considerarsi come evoluzioni di una singola struttura: la permanenza nel tempo dell’individuo viene negata e ogni singola mutatio viene considerata eccezione radicale alla precedente, così che, per esempio, l’Anatra Varia non esisterebbe ma esisterebbero solo le sue cento tappe di trasformazione (Anatra Manico, Anatra Unicorno, Anatra Grassa ecc.).

L’idea di Bio-Cloud e l’idea di eccezione individuale non sono affatto lontane tra loro ma anzi interagiscono nella costruzione di un’idea di essere vivente finalmente vicino alle mutevoli leggi dell’estetica più che a quelle della biologia.

1 O.Kasamoto, Filosofia dei Nematoceri, 2002

2 Ricordiamo qui soltanto il fondamentale saggio di A. Calvados e Pierre Assentio, La cine-prossemica nello sciame ditterico, 1983.

3 E. Baj, Patafisica. La scienza delle soluzioni immaginarie, pag.11 e 14, Milano 1982*.

4 E. Bai, ibidem, pag. 33*

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440 il Quadrupede

440 il Quadrupede

 

 

 

 

 

 

http://www.lescienze.it/news/2011/12/13/video/video_pesce_polmonato-734083/1/

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