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Archive for aprile 2014

316  il Frusta

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Disegno Gravitazionale n.2

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651 l'Assedio

 

Mai, nella frazione di storia mondiale a noi nota, una bestia ha terrorizzato i viventi di questo nostro mondo tanto quanto il feroce Assedio. Di aspetto impreciso, poco appariscente, molteplice, è capace di infettare e portare ad una morte lenta e dolorosa qualunque animale.
Come tutti i predatori superiori, è capace di analizzare il contesto in cui si muove la vittima e di progettare strategie; il suo attacco inizia da lontano, si sviluppa in silenzio ed è, secondo il noto ricercatore Thom Dapur1, un classico, raffinatissimo esempio di attacco per blocco statico, dove la vittima, dapprima senza accorgersene e poi sempre più conscia ma impotente, rimane intrappolata in un vuoto che la disperde e la annulla.
La particolarità della tecnica di caccia dell’Assedio, che la differenzia dalle tecniche di altri predatori assedianti quali il leone o il lupo, è che l’Assedio non agisce mai in gruppo e, non avendo artigli o zanne, non entra mai in contatto fisico con la vittima, almeno finché questa è viva. È un killer spietato e solitario che, nel corso dell’evoluzione, ha imparato a uccidere senza mostrarsi.
Lo studioso sopracitato, non senza qualche critica da un mondo scientifico ancora incerto sui confini della Poliorcetica Animale, divide il procedimento di attacco in tre fasi:
1. In un primo momento, detto del Vuoto, l’Assedio isola la vittima, mettendo in fuga – attraverso apparizioni improvvise, furti, voci e trappole – chiunque possa interferire nel suo attacco. In questa fase la vittima è ancora del tutto inconsapevole del pericolo e non attua alcun comportamento di difesa.
2. Successivamente attua il momento dello Scavo; la bestia scava un primo tracciato, detto parallela, un tratto di circonferenza (o una circonferenza intera quando possibile) con raggio di poco superiore alla capacità percettiva della vittima. All’interno della prima parallela, l’Assedio si muove in relativa sicurezza, tanto che lo scavo è molto largo, per consentire accumulo di materiali e schiarimento di idee. D’ora in avanti, per assicurarsi la massima invisibilità, lo scavo continua con l’oscurità. Dalla prima parallela partono una o più trincee, nella direzione di un raggio della circonferenza (cioè della prima parallela) che passa per il punto occupato dall’obbiettivo. Le trincee però non proseguono in linea retta: per evitare di mettere in allarme la vittima, assumono un andamento a zig zag con angolazioni che evitano lo sguardo della vittima (o dei predatori). Ad una distanza ottimale perché l’Assedio possa essere finalmente percepito, viene scavata una seconda parallela, che permette di scegliere il punto migliore per il balzo comunicativo, cioè per il palesamento della Bestia.
3. Il momento della Rivelazione per Sintomi può essere inteso come un duello ravvicinato con la vittima, all’interno ormai della bolla prossemica di quest’ultima. Di notte l’Assedio si avvicina ulteriormente – zigzagando – alla sua preda. A questo punto la vittima è in piena vista e, una volta completata una terza parallela che la circonda da vicino, sarà possibile per l’Assedio farsi sentire, farsi intuire con brevi apparizioni, piccoli rumori, passaggi rapidi e ravvicinati ai quali la vittima reagirà scompostamente, cadendo presto nel panico e nella sensazione di essere in trappola. Sebbene l’Assedio sia pronto – con la sua Mal’aria – a uccidere la preda, ciò molto spesso non è necessario; la maggior parte delle volte, infatti, la vittima muore di terrore nei lunghi, vani tentativi di superare le parallele o comunque di trovare una qualsiasi via di fuga.

1 T. Dapur, La poliorcetica animale. Studi e ricerche, ed. Vauban 2011

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763 il Puntorosso

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