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Archive for luglio 2014

346 la Domanda - 37

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309 la Serpe Slalom

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830 il Manucodiato Bugiardo

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422 il Capello

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Sconosciuto agli antichi (e dunque anche al Fisiologo), l’Armadillo Aureo, oggi estinto, abitava quasi tutti gli ecosistemi del Sud America, dove fu scoperto dalle truppe spagnole nel 1532.
Il noto Dizionario Pittoresco della Storia naturale e delle manifatture (a cura di E. Marenesi, Milano 1839-1845, vol. VI, pagg. 309-311) descrive in modo particolareggiato questo mammifero sdentato e di bassa statura e concentra la sua attenzione sulla corazza, che divide in cinque aree: la piastra frontale (poco pregiata, perché spesso ibridata, durante la crescita, con altri materiali), i due scudi sulle spalle e sulla groppa, la serie preziosissima di fasce mobili poste tra spalle e groppa e infine gli anelli caudali (i pezzi più puri dell’intera collezione).

Nel XVI sec. la caccia a questo animaletto portò qualcosa come 2500 tonnellate d’oro alla corona spagnola. Leggendaria restò una battuta di caccia notturna a San Martin, non lontano da Lima, organizzata dal Governatore Provinciale spagnolo, tal Alvaro Fernandez de Avellaneda, nel 1564. Mille Lancieri a piedi, duecentottanta Cavalieri con balestra a freccia corta e centocinquanta Archibugieri di Sua Maestà aiutarono il Governatore e la sua corte a cacciare gli Armadilli Aurei restando pronti, qualora se ne fosse presentata l’occasione, a passare di spiedo anche eventuali altri nemici della vera fede, quali ebrei traditori o falsi convertiti. La caccia durò tre mesi e l’esercito – con lunghe carovane da Lima – per ben dodici volte fu completamente rifornito di munizioni, cibo, legname, divise e casse da trasporto.

Le urla degli armadilli in fuga, scacciati dalle loro tane e terrorizzati dagli scoppi e dai cavalli, risuonarono a lungo nelle foreste e si dispersero nelle praterie a sud, dove altri animali (per loro fortuna non aurei) ascoltavano pietrificati i sorprendenti suoni dell’ecatombe. Si cacciava anche di notte, alla luce delle torce e lungo i sentieri incendiati dalla polvere da sparo; le groppe d’oro degli Armadilli brillavano come grandi lucciole pigre, facile bersaglio dell’avidità umana e dei suoi archibugi. Li si catturava anche con le mani, a calci, infilzando una freccia sotto la corazza o semplicemente ridendo. Almeno trecentomila piccole corazze d’oro furono ammassate nei forzieri della Corona e trasportate prestamente in patria dove, anziché a pagare i creditori, servirono a pagare nuove guerre perdute e nuove donne, altrettanto perdute.

La parte di oro che, con grande naturalezza, rimase attaccata alle mani del Governatore servì a costruire:
1. una sua grande effigie in simil-oro, da tenersi in cattedrale per l’istruzione dei sudditi e con la quale – così fu rassicurato dal Vescovo di Lima in persona – egli riuscì a comprarsi la salvezza eterna;
2. una grande prigione dove, a scanso di rivolte e di altri equivoci, fu conservata a lungo mezza popolazione;
3. una grandiosa fortezza, dentro la quale Alvaro Fernandez con la corte (ora molto numerosa e principalmente femminile) si conservò felice e contento fino alla fine della sua spensierata e generosa esistenza.

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La Nave dei folli - 2 Panorama con aereo - 2014

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432 – l’Individuo

432 l'Individuo

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