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Archive for settembre 2014

352 il Trampolo

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Le 5 bandiere

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097 il teleutente

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Quel pomeriggio d’estate ero seduto al tavolino rotondo in veranda, quello dove la nonna Lina faceva degli interminabili solitari guardando il Monte Rosa e prevedendo a casaccio il tempo o dove la signora Jole rovesciava le sue pillole variopinte e multicurative durante il the. Quel tavolino, per capirci, dove la mattina si faceva colazione tutti insieme alle nove precise con il latte contato e la marmellata, o dove appoggiavo le raccolte de “L’Illustrazione Italiana” per vedere se c’era qualche poesia bella da leggere e ricopiare. Il tavolino, me lo ricordo benissimo, dove mio padre mi cacciò la testa nel risotto giallo bollente o dove – decenni dopo – erano seduti i cugini francesi, spaesati e con meno boria del solito, a mangiare la torta.

Insomma ero seduto proprio lì a fare i compiti quando il nonno Franco, lento come una tartaruga, attraversò il salone e mi si avvicinò; per farlo, aveva strascicato per alcuni minuti i grossi piedi voltati ormai dalla parte sbagliata. Iniziò a parlarmi della sua scuola, di quando si studiava alla luce delle lampade a olio e si leggevano libri fitti fitti, quasi senza figure. E, se c’erano figure, erano tutte in bianco e nero. Senza grigi. Solo il bianco e il nero. Per vedere tutti gli altri colori, bisognava uscire fuori a giocare.
Tutti sapevano che il nonno era ingegnere e che come ingegnere valeva poco o niente. Era strano, sorrideva sempre, parlava a voce bassa. A lui piaceva…A me piace guardare le cose, parlare con le persone, anche con quelle piccole come te, mi piace passeggiare e insomma…mi piace assaporare la vita.
– Che vuol dire?
Che a me piacciono le cose lente; ma non le cose pigre o noiose, no, anzi…mi piacciono quelle cose che si possono gustare come piccole caramelle o che puoi goderti con la fantasia, come quando aspetti che il sole tramonti del tutto o che cada la prima goccia di pioggia…

Insomma era una di quelle persone che, se proprio proprio devono fare qualcosa invece di star lì a guardare l’erba che cresce, allora si mettono a disegnare.
Gli guardai le mani piegate e chiuse dall’artrosi.
Non ci credi? – mi disse – Guarda.
Si infilò lentamente e con dolore una matita blu in uno spiraglio tra le dita immobili e rovinate, prese il foglio su cui dovevo fare le addizioni a due cifre e in un attimo, un attimo solo, disegnò una vera locomotiva.
Mai, neppure tra quelle reali, una locomotiva mi sembrò più adatta al viaggio.

 

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268 il Pavone Gabbiato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ha scritto il Fisiologo: “Non tutti si vantano delle medesime cose. Il Derviscio si gloria dei suoi sacri giri vibranti. Lo Scoto si fa bello indossando la sua gonna da guerra. L’Italico è felice quando, sbeffeggiando il potente, ruba al povero. E, tra gli animali, l’Anatra Secca sfoggia le lunghissime zampe così come la Rana Volante si liscia le sue inutili ali di vetro e il Pavoncello ostenta l’infinita varietà del suo ciuffo. Ma ecco invece che l’uomo timorato e la donna virtuosa si nascondono alla vista, cancellando dagli occhi altrui le proprie bellezze o le proprie virtù e, vestiti di pochi stracci, si dedicano con generosa rassegnazione ad una vita povera in attesa del bene venturo”.

Questo brano moraleggiante del noto studioso del VI sec., oltre a testimoniare l’esistenza dell’Anatra Secca, non altrimenti nota, rappresenta la prima citazione del Pavonellus, oggi noto come Pavone Gabbiato. Si tratta di un Pavo piuttosto piccolo, scuro, dalla coda relativamente piccola e comunque non appariscente come quella del Pavone dalle ali nere. Anzi, il Gabbiato non esibisce per nulla la “ruota” caudale, tenendo la coda sempre in posizione di riposo anche nel periodo degli amori.
Scartato il piumaggio caudale come richiamo sessuale, i maschi del Pavone Gabbiato hanno sviluppato uno straordinario ciuffo frontale composto da 3/7 penne semirigide e lunghissime che partono dall’area prefrontale e si lanciano verso l’esterno a mo’ di esca d’amore.
A questo proposito, il Thorensen nel suo ponderoso saggio “Birds and Fishes”, Londra 1902-7, stabilisce un paragone improprio tra Rana Pescatrice e Gabbiato.
A noi basti inchinarci di fronte alla magnifica varietà della natura, considerando che non esiste un Gabbiato che abbia un ciuffo uguale a quello di un altro. E ciò, più che alle Rane Pescatrici, fa pensare all’infinita variazione, alla creatività necessaria e delicatissima dei Fiocchi di neve, dei Radiolari o delle voraci nuvole del Moscerino.

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162 il Settefrati

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11 Landscape XI-A

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