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Archive for dicembre 2014

il FarDiConto

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Cap. 0

Perché mi incamminai

Per una stramba combinazione di fattori, tutti già studiati e ricostruiti e certamente troppo lunghi da descrivere qui, a meno di prevedere un lettore attento alle digressioni e amante del discorso vagante, cosa molto improbabile, per tutto ciò insomma non avevo un lavoro.
Nell’epoca in bianco e nero in cui ero nato, e per alcuni dei decenni seguenti, non avere un impiego era cosa strana, sospetta e facilmente imputabile a cattiva volontà. Oggi, dopo che tutto si è ribaltato, sia per tradimenti individuali o societari sia per ben più ampi e prevedibili sommovimenti di folle e di sistemi, restare a guardare – anche controvoglia – è cosa molto più diffusa.
Passeggiando però – e già il passeggio, l’idea stessa d’impiegare il proprio tempo a spostarsi senza avere una meta obbligata, ci riporta ad epoche e classi non dedite al lavoro ma casomai al suo sfruttamento differito – non s’incontra nessuno, o quasi. L’epoca delle camminate a piedi è morta a metà del secolo scorso, quando il trasporto meccanico individuale si è impadronito della nostra attenzione e, per più di un secolo, l’ha diretta verso cruscotti sempre più luminosi, divertenti e utili.

Contemporaneamente a tutto ciò, i nostri occhi, strepitose macchine da visione, si sono concentrati su nuovi e sorprendenti filtri visivi, regalandosi ad altri congegni, che arrivavano più lontano e più in fretta a mostrare le cose. E in più lo facevano con leggerezza, senza bisogno di trascinarsi dietro un corpo sudaticcio pieno di attriti e di bisogni. Naturalmente tutta questa visibilità era in gran parte una pseudo-cosa ma bastava a farsi delle opinioni sbrigative, a capire e, ancor più in fretta, a fraintendere le cose facili, a divertire i semplici (cioè tutti) e soprattutto a farsi prendere le misure, come una volta facevano i sarti. Questi con i vestiti, quella direttamente con le abitudini.

Mentre l’intera città, se non fosse per la fissità di edifici grandi e piccoli, sembrerebbe un alveare, come dice la metafora in uso, dove tutti si muovono più velocemente possibile e in ogni possibile direzione, chi ha invece del tempo davanti a sé, di solito, rallenta. Anzi, più che il tempo è l’assenza di uno scopo immediato che induce a moltiplicare i tempi; anche avendo l’eternità davanti, infatti, se una persona dotata di capacità progettuali e costanza volesse terminare una grande opera, comunque andrebbe di fretta. Non avere nulla di necessario da fare, non essere necessario a nulla e a nessuno (almeno apparentemente, e per un certo ritaglio di tempo) invece, ferma gli orologi. Letteralmente. Il tempo lungo diventa un’abitudine. Un’abitudine talvolta pericolosa, e non solo per chi si annoia.

È stato questo il caso, triste ma a suo modo addirittura eroico, di Antonio. In un giorno d’autunno, dopo anni passati in silenzio a fare il guardiano – diurno, notturno ma comunque sempre addormentato – di un impianto sportivo in disfacimento, e proprio per questo oggetto di fantasiosi appetiti politici, quel giorno Antonio invece di fare la solita strada per tornare a casa, seguì il movimento ondulante di una foglia rossa in caduta lenta e andò a sud. I parenti, e in particolare il suo accigliato fratello, giurano che nulla aveva mai fatto pensare che avrebbe preso questa decisione e i testimoni giurano altrettanto decisamente che nulla, a loro parere, causò la decisione di deviare dal retto sentiero.
Antonio non sapeva dove stava andando, non immaginava quanto ci avrebbe messo e non aveva la minima idea del perché stesso facendo tutta quella strada. Eppure, dopo tre milioni di passi, contati uno ad uno con voce da bisbiglio, arrivò a Scilla, si accorse con dispiacere che la strada finiva nel mare e tornò indietro.
Al contrario di quanto accadde al più famoso Forrest Gump, che – a furia di camminare – diventò pure ricco e felice, della passeggiata di Antonio nessuno seppe mai nulla (voi ora che leggete siete i primi a saperlo); nessuna ragazza, pur con i dubbi del caso, si lasciò mai avvicinare; nessun VIP se lo trovò a fianco con documentazione filmica o fotografica; nessun pescatore gli insegnò un mestiere.
Solo strada, polizia sospettosa e cibo trovato per caso.

Ma non è per colpa di Antonio che mi incamminai.

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A. Pedrazzini - Paesaggi Antilineari - 7 - 2014

 

 

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367 il Lemure Pseudo-labirintico

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