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Archive for maggio 2015

433. il Kiwi Umano

433 il Kiwi Umano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inizio il 433. il Kiwi Umano usando la fotocopia di un vecchissimo disegno che avevo fatto negli anni ’90 per un inserto curato da La Gola sull’Unità e che ritaglio. Tratto la fotocopia con china e pastello bianco (per ridurre la grossolanità della fotocopia) e la incollo su un foglio ruvido Fabriano, di quelli che uso molto spesso. Con la matita disegno le ali che il Kiwi si è costruito. Ali leonardesche o piuttosto primonovecentesche: artigianali, improbabili e sovrabbondanti. Infatti, un’ala esce dalla cornice. Inizio a passare la china e l’ombra d’appoggio mi viene troppo lunga; disegno allora la coda, in forma di timone aereo, incastrato nell’ano della povera bestia. Il becco, che nel disegno di vent’anni fa cercava cibo a terra, qui tiene una cordicella che dovrebbe muovere l’intero meccanismo. Difficile capire come funzioni con una sola corda. Ce ne vogliono due e allora aggiungo una seconda corda, che muoverà l’ala più indietro e più buia. Troppo buia. Ci vuole una sfumatura, una trasparenza, altrimenti il salto di luce tra le due ali è troppo forte. L’ala “dietro” adesso traspare su quella davanti, che sembra improvvisamente troppo bianca. Ci vuole un po’ più di spessore. Il meccanismo resta difficile da leggere e allora aggiungo le lettere che rimandano ad una falsa legenda, come nelle antiche illustrazioni scientifiche. Perché una falsa legenda? Sarebbe bello se fosse vera. La scrivo e poi, terminato il disegno, la proseguirò poeticamente, quasi come opera autonoma.
L’ultima lettera della legenda è la X, che indica il vuoto, di cui il Kiwi ha avuto talmente paura da essersi privato delle ali. Il vuoto, che è il nemico giurato del Kiwi come del disegno. Così come il disegno è un gettarsi nel vuoto, il Kiwi – buttandosi con le sue ali improbabili – diventa umano, finalmente. La parte “poetica” della legenda sarà un progressivo gettarsi nel vuoto dell’arte.

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